Gastroprotettori e rischi per la salute

Gastroprotettori e rischi per la salute: come tutti i farmaci in commercio, anche gli inibitori della pompa protonica (PPI), chiamati in linguaggio corrente “gastroprotettori” o “protettori gastrici” (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo e compagnia bella) hanno i loro effetti collaterali, e alcuni sono anche abbastanza importanti!

Quindi smettetela di fare del self service in farmacia con questi farmaci, o almeno, prima di acquistarli, leggete un po’ qui.

Il compito principale dei PPI è quello di diminuire la secrezione acida gastrica, che a stomaco vuoto raggiunge pH 1,5.

Sono quindi consigliati in caso di: reflusso gastro-esofageo; bruciore di stomaco e dispepsia (difficoltà digestive); utilizzo cronico di altri farmaci (come i FANS, la cardioaspirina, i cortisonici, ad esempio); gastriti.

Il periodo di somministrazione dovrebbe andare dalle 2 alle 8 settimane. Ma quante persone ho visitato che utilizzano questo tipo di farmaci da mesi, o ancora peggio, da anni?

Quali sono i maggiori effetti collaterali di un’assunzione prolungata di PPI?

  • Aumento del rischio di incorrere in infezioni, soprattutto intestinali e respiratorie. Il nostro stomaco si trova a pH 1,5 perché deve essere in grado di contrastare e combattere tutti i batteri e i funghi patogeni che entrano nel tratto digerente con gli alimenti che ingeriamo. Se il pH dello stomaco è 5, i batteri non vengono uccisi e più facilmente genereranno infezioni di vario tipo.
  • Malassorbimento e cattiva digestione: le proteine vengono digerite nello stomaco, ma in caso di variazione del pH, esso non riesce più a lavorare efficacemente. In questi casi può succedere che porzioni di proteine non completamente digerite arrivino nell’intestino, dove non riescono ad essere digerite, se non da batteri patogeni putrefattivi, che creano squilibri nella flora batterica intestinale, oltre che gonfiori, dolori, flatulenze, coliche, ecc…
  • Ansia, sonnolenza, depressione: l’aumento di secrezione di gastrina, che è l’ormone che comanda la secrezione dei succhi gastrici, porta ad effetti anche a livello cerebrale, poiché la gastrina agisce sull’amigdala e sull’ippocampo.
  • Tendenza ad ingrassare: la gastrina aumenta anche i livelli di serotonina intestinale, che porta ad un aumento dell’insulina, che è l’ormone dell’accumulo per eccellenza. Più insulina c’è, più tendiamo ad accumulare scorte di zuccheri e grassi, per cui rischiamo di ingrassare più facilmente.
  • Diminuzione dell’assorbimento della vitamina B12: il fondo dello stomaco normalmente produce il fattore intrinseco, che è la molecola che permette l’assorbimento intestinale della vitamina B12. Se questo fattore viene bloccato dall’utilizzo dei PPI, diventa impossibile per il nostro intestino assorbire questa vitamina. In più, una minore acidità gastrica spesso impedisce il rilascio della vitamina dalle proteine a cui è legata.
  • Diminuzione dell’assorbimento del ferro, del magnesio e del calcio: l’acidità gastrica è necessaria per il rilascio e l’attivazione del ferro, che altrimenti non è assorbibile dall’intestino. Allo stesso modo, i canali utilizzati per l’assorbimento del magnesio, in condizioni di bassa acidità gastrica, non lavorano correttamente e ciò porta ad un minor assorbimento di magnesio. Stesso discorso può essere fatto per il calcio, che a pH alto non viene sganciato dagli alimenti in cui si trova, e quindi non riesce ad essere assorbito.

Che conclusione possiamo trarre?

  • L’acidità gastrica, in alcuni casi, può essere trattata “semplicemente” cambiando abitudini alimentari e stile di vita.
  • Alcune categorie “a rischio”, come donne in menopausa, ragazzi in crescita, anziani, persone malate o convalescenti, osteoporotici, se non possono fare a meno di utilizzare i PPI, dovrebbero almeno fare analisi di routine per tenere monitorati i parametri del sangue a rischio: calcio, ferro, vitamina B12 e magnesio.

Siete ancora sicuri di voler utilizzare i protettori gastrici in modo sregolato?

Vi posso aiutare a cambiare abitudini alimentari per evitare di ricorrere all’utilizzo di farmaci per l’acidità di stomaco.

In questo articolo parlo, ad esempio, del ruolo del latte in caso di acidità gastrica.

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